Il
VKE esprime la sua decisa contrarietà al progettato ampliamento dell’aereoporto
di Bolzano.
Il
progetto risponde ad un modello di sviluppo che il VKE ritiene profondamente
sbagliato.
Anche
se la situazione metereologica di quest’inverno può non fare testo a livello
generale, è sicuramente l’ennesimo segnale di pericolo che ci viene dalla
natura. E non si può dire che manchino altri segnali più o meno preoccupanti
sui possibili sviluppi in un futuro ormai prossimo: la preoccupazione in merito
è ormai patrimonio di larghi strati della popolazione.
Da
questo punto di vista la politica ancora una volta sembra non avere la
necessaria forza visionaria per fare scelte che ci aiutino a trovare soluzioni
in altre direzioni.
Tutto
ciò si è verificato già altre volte. Per fare solo un esempio pensiamo a quante
linee ferroviarie secondarie sono state smantellate intorno a Bolzano e
sacrificate al totem dell’automobile privata e quanto sarebbero utili, anzi
necessarie oggi e a quanto dovremo spendere per ricostruirne di nuove!
Chi
si fosse opposto a quelle scelte di allora sarebbe (o è stato) visto come una
strampalata Cassandra.
Oggi
opporsi all’ampliamento dell’aereoporto di Bolzano è una semplice questione di
buon senso e di scelte fondamentali per un nuovo modello di sviluppo.
Chi
vuole ampliare l’aereoporto pensa di sostenere lo sviluppo dell’economia
altoatesina, ma il problema è proprio qui. Il patrimonio di bellezze naturali
che abbiamo a disposizione nella nostra provincia ha una capacità limitata di
accoglienza e di certo non può sopportare indici annuali di aumento delle
presenze neanche ad una cifra: dove finiremo per metterli i turisti che
dovrebbero arrivare con i charter? Scaveremo gallerie e rifugi sotterranei? Costruiremo
alberghi e garni sullo Sciliar o per un milione di visitatori sul Virgolo a
Bolzano?
Certo,
le preoccupazioni dei responsabili dei vari settori economici vanno ascoltate e
valutate attentamente, anche perché si tratta del lavoro di tante nostre
concittadine e concittadini.
Ma la
direzione in cui muoversi è più che chiara: tutta la zona alpina è un area da
proteggere e bisogna fare ogni sforzo per trovare forme di sviluppo
sostenibile.
Senza
dimenticare che anche noi facciamo parte di quel decimo della popolazione
mondiale che letteralmente si „mangia“ nove decimi delle risorse esistenti.
Se
non teniamo ben presente questa situazione e continuiamo a pensare solo ad
aumentare il PIL prima o poi (ma molti ormai sono convinti che sarà prima che
poi) faremo la fine del Titanic: la più grande e moderna nave da crociera aveva
in sé già tutte le premesse per andare a fondo, era stata concepita e
progettata non tenendo conto di tutte le alternative e all’orchestra di bordo
non è rimasto altro da fare che cercare di rendere meno traumatico il momento
del tracollo.
Infine
una piccola riflessione sul lato finanziario: persone qualificate in materia
hanno già chiarito che la mano pubblica interviene sempre a sostegno delle
spese di gestione di un aereoporto, così come per altro avviene per gli autobus
ed i treni. Nel nostro caso si sa già che l’aereoporto di Bolzano ha
inghiottito una grande quantità di soldi pubblici per un numero di passeggeri
infinitamente più piccolo rispetto ai treni e agli autobus. Continuare su
questra strada ci sembra sbagliato e imporre questa scelta non farebbe che
perpetuare il vizio di molta politica: essere deboli con i forti e forti con i
deboli.
Per
il VKE
Anita
Bozzetta
Presidente